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Restauro e Consolidamento del Castello-Palazzo ORSINI - BARBERINI - DEL GRILLO in Monterotondo (RM). Comune di Monterotondo. Restauro e Consolidamento della Torre

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RELAZIONE STORICA

In epoca romana il territorio di Monterotondo gravita ed appartiene all'ambito dell'antica città di Nomentum ed è cosparso per lo più da ville.
Nel periodo alto medievale si formano nella campagna i primi villaggi agricoli sparsi e l'abitato principale di Monterotondo, di modeste dimensioni.
Nel X secolo risulta essere un centro agricolo o grangia dipendente dall'abbazia di Farfa.
La limitata distanza da Roma e la conformazione morfologica di collina isolata, da cui l'origine etimologica del nome "campus rotundus", con una visuale panoramica vasta a 360 g., ne determinano la fortuna e lo sviluppo successivo
Nel XI secolo Monterotondo passa a far parte delle tenute della basilica di S. Paolo fuori le Mura. I monaci che hanno adottato dal 936 la nova disciplina monastica nata con la riforma benedettina cluniacense in Francia, e acquisito il potere e il prestigio dei nuovi ordini monastici riformati che perdurerà per oltre tre secoli, sono i primi a fortificarlo, costruendo il recinto, le prime mura difensive.
Nel XII secolo, Monterotondo con le altre tenute vicine, viene ceduta dal Monastero di S. Paolo alla famiglia Capocci quali valvassori.
Soltanto nel XIII, quando il territorio di Monterotondo passa da proprietà della Basilica di S. Paolo f. le Mura in "enfiteusi" a Matteo Rubeo Orsini, senatore di Roma nel 1241e valido capitano, fu costruito il primo nucleo della rocca Orsini ed iniziata l'addizione al preesistente abitato di più villaggi.
Comunque la fase dell'inurbamento di Monterotondo è avvenuta in due momenti distinti, che vanno dalla metà del trecento ai primi del quattrocento.
Nel XIV secolo Orso Orsini ha avviato addizione più villaggi preesistenti, e il suo discendente Orso Orsini di Gentile ha completato tale ampliamento realizzando la cinta muraria.
La rocca sorge sul punto più elevato dell'abitato di Monterotondo intorno al maschio presumibilmente preesistente.
Diversi documenti dell'archivio Orsini attestano che 1a rocca fungeva da abitazione già nel primo Quattrocento, infatti vi fu ospitato a metà secolo Pio II, che annota nei suoi Commentarii: "Monsrotundus non ignobile oppidum". Ospitando sin dalle origini due rami distinti della famiglia Orsini, risulta organizzata per due residenze distinta.
La costruzione originaria della rocca risulta di forma quadrangolare tendente al quadrato, con torri angolari quadrate e torrette intermedie, con corte interna che si sviluppa intorno al maschio. Alto circa quarantacinque metri, preesistente come torre da avvistamento, isolato e con base a scarpa, gradualmente inglobato nei portici ed altri ampliamenti, è realizzato con paramento a "tufelli", cioè a blocchetti squadrati di scorza di travertino, tipici del secolo XIII.
La tipologia morfologica e costruttiva delle mura urbane e della rocca sono simili: torri quadrate poste agli stessi intervalli e muratura in mattoni quadrati di travertino.
Molte fonti denunciano fasi costruttive quattro - cinquecentesche: la prima è quella
in occasione del matrimonio tra Lorenzo de' Medicì e Clarice Orsini ( 1468).
Da questa data non si può escludere che i Medici abbiano influenzato e raffinato il livello delle espressioni estetico - artistiche della famiglia Orsini.
Alla fine del quattrocento è stato realizzato, affiancato al maschio, il portico a tre arcate su pilastri ottagoni, con i capitelli nel disegno simili ad alcuni romani, ma di fattura locale.
Nel 1500, Franciotto Orsini, educato a Firenze coi figli del Magnifico e i discendenti di Lorenzo Orsini ereditano la rocca di Monterotondo ed il borgo con la cinta muraria, l'una gravemente danneggiata, l'altra distrutta fino a metà altezza per volontà della famiglia rivale Borgia, durante la guerra tra Innocenzo VIII e il re di Napoli, di cui gli Orsini erano alleati
La rocca divisa tra i due rami, subisce modifiche ed ampliamenti che vanno a saturare una parte della corte e vanno ad estendersi oltre il perimetro originario.
Il cardinale Franciotto, eletto dal cugino Leone X, trasforma la rocca difensiva in residenzia nobiliare fra il 1526 ed il 1531, con interventi tipici del periodo rinascimentale: l'ampliamento del piano nobile con un corpo di fabbrica regolare allungato completato da una galleria di stanze , la scala reale a due rampe, che con un'ala preesistente delimita una piccola corte quadrata con al centro la vera di marmo bianco di una cisterna, l'ingresso principale del palazzo, con l'ampio portale a bugne .

Gli ampliamenti disordinati e pericolanti, sul lato sud, eseguiti dai discendenti di Lorenzo, vengono demoliti dai Barberini,
Il cardinale Franciotto, morto nel '34, inizia a far decorare il piano nobile, che viene completato dai discendenti, verso la fine del 1500. Gli affreschi di Gerolamo Siciolante da Sermoneta con episodi del mito di Adone sono datati intorno al 1553-55. Il panorama della Monterotondo cinquecentesca firmato con monogramma da Paul Brill è datato 1581. Da notare i tre monti su cui sorge la cittadina che andranno a formare gli elementi araldici dello stemma comunale.
La solidità della nuova costruzione, la qualità dei materiali e delle decorazioni, preservano da manomissioni questi ambienti. Le sale costruite per ospitare
Leone X, con i Barberini costituiranno l'appartamento di Urbano VIII Barberini.
Di questa residenza, dopo il pesante intervento di restauro negli anni 30, che prevedeva, senza necessità, la demolizione dei soffitti a cassettoni del Soria e gli affreschi della scuola di Pietro da Cortona dell'ultimo piano, sono rimaste solo quattro stanze.
Nel 1626, 8 gennaio, Arrigo e Francesco Orsini, vendettero a Carlo Barberini, fratello di Urbano VIII, una parte del feudo, impegnandosi a vendergli anche l'altra parte se avessero vinto la causa contro la Regia Camera Apostolica, e Bertoldo e altri Orsini.
Il 14 novembre vinta la causa, fu perfezionata la vendita ai Barberini con l'autorizzazione di Urbano VIII.
L'opera di trasformazione in residenza nobiliare viene confermata con il passaggio di proprietà.
I Barberini incaricano un gruppo di architetti per la redazione del progetto di ampliamento e trasformazione del castello in palazzo.
Il progetto presentato nel 1627 è a firma di Domenico Castelli e Giulio Buratti, con l'apporto delle diverse professionalità specialistiche: Frà Michele Cappuccino, Vincenzo della Greca, Bartolomeo Braccioli e Giovan Angelo Bonazzini.
Il progetto, partendo dallo stato di fatto, prevedeva 1'unificazione dei vari corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse e con diversi caratteri architettonici, tramite una controfacciata esterna intesa ad uniformare i fronti verso la campagna, verso il paese e prevedendo la demolizione dell'ala occidentale del castello.
Il passaggio ai marchesi Grillo di Genova nel 1699 non comporterà per il palazzo modifiche dei già ricchi ambienti.
Successivamente, al tramonto dello Stato Pontificio, nel 1814 la proprietà passò ai Boncompagni che concederanno il palazzo in affitto all' Amministrazione Comunale, che nel 1890 l'acquisisce.
Nel 1898 improvvisamente crolla una parte dell'ala destra del palazzo, corrispondente all'area del tinello di Via Oberdan, per difetti costruttivi e l'assenza di manutenzione. A seguito del crollo si effettua un primo restauro e nel 1905 un secondo.
Dopo i danni del 1915 del terremoto di Avezzano, che determinarono la perdita del coronamento originario del maschio, l'Amministrazione incarica del progetto di restauro globale gli Ing. Giovannoni e Barluzzi. Il progetto prevede interventi molto rispettosi e e delicati per la conservazione del Palazzo.
Tuttavia il Genio Civile nel 1930 affida il progetto all'ing, Luigi Riccioni, che perseguendo finalità diverse da quelle del restauro, prevede e realizza la demolizione totale delle coperture del tetto e dei solai lignei pregevoli del Soria, dei pavimenti e degli affreschi, e la realizzazione di una copertura a terrazza, snaturando completamente i caratteri morfologici del palazzo monumentale.
Diverse furono le funzioni ospitate al suo interno: gli uffici comunali, la stazione dei Carabinieri, la sezione distaccata della Pretura, l'asilo infantile, le scuole elementari maschili e femminili, la scuola di avviamento Professionale, la scuola media.
Nel 1944 il complesso venne completamente occupato dalle truppe della V Armata Alleata (Americani) e fu destinato a sede del Tribunale e del Carcere Militare .

L'intervento prevede l'utilizzo del legno lamellare per la copertura. Il legno utilizzato dovrà essere fornito da primaria industria e certificato per gli incollaggi e la produzione in conformità a quanto previsto dalla norma DIN 1052.
Sarà scelta del progettista prevederne la qualità o classe di appartenenza in funzione del calcolo e delle tensioni di esercizio dei vari componenti strutturali.
Per il pacchetto di copertura si opterà per un pacchetto coibentato formato da tavolame di abete maschiato e trattato, barriera al vapore, coibente, pannello in legno superiore di chiusura di tipo multistrato ovvero di OSB certificato.
Il progetto dovrà altresì prevedere la resistenza al fuoco delle strutture lignee laddove richiesta dalle norme in vigore.
Le fasi principali per l'esecuzione del lavoro sono:

  1. Predisposizione ponteggi ed opere per la sicurezza;
  2. Predisposizione dei tiri in quota;
  3. Demolizioni parziali e formazione cordoli perimetrali;
  4. Formazione strutture in legno lamellare costituite da capriate, orditura secondaria e pacchetto di copertura coibentato;
  5. Impermeabilizzazione con guaina delle coperture;
  6. Posa gronde e tegole
  7. Predisposizione di solaio in legno per ispezione tetto con funzione anche di controsoffitto
  8. Interventi di adeguamento sismico della torre, consistenti in : Posizionamento di irrigidimenti a croce nelle murature, interventi di cuci e scuci, ripristino della soletta dei balconi e relative balaustre, ripristino del gronda in legno, chiusure dei fori esistenti nelle murature, ripresa delle lesioni nei pilastri in c.a.
  9. Intonacatura e pitturazioni delle aree interessate dai ponteggi;
  10. Demolizioni balaustre perimetrali e sostituzione delle stesse, in corrispondenza del tetto piano, con parapetti provvisori in tubo a giunto.